Festa della Mamma… Ma di cosa stiamo parlando?

A proposito di dire quello che si pensa, domenica 8 maggio è una giornata dedicata alla mamma; da quando ero bambino (e di tempo ne è passato tanto) c’è sempre stato il rito degli auguri, della lettera, delle iniziative a scuola per ricordare l’avvenimento affettuoso.
Domani sarebbe la festa anche della mia di mamma, se non fosse partita per il Cielo sette anni fa.
Il mio pensiero va, comunque, alla sua memoria e, soprattutto, alla sua mancanza.
Andando in giro per la rete, abbiamo letto di una scuola che decide, tanto per essere “moderna e culturalmente aperta” di cambiare nome alla festa della mamma con una definizione che ha dell’imbecille: “festa di chi ti vuole bene”, che non sia il papà, perché c’è già una giornata “ad hoc”, che non siano i nonni, per lo stesso motivo.
Ovviamente si crea confusione e, ovviamente, si creano discussioni tra coloro i quali pensano che l’umanità (io, per esempio), non avendo più la mamma, potrei non gradire che altri festeggino la giornata (essendo, sempre io, notoriamente imbecille e senza cervello); ma chi ha questa idea “Leonardesca” seconda solo alla scoperta dei principi del volo, dichiara che non voleva penalizzare nessuno, che c’erano genitori in accordo con l’iniziativa e che, in ultima analisi, si volevano tutelare i bambini… si volevano tutelare i bambini…
La tutela di chi non ha potere contrattuale è una nota manovra di bassa lega; mi viene in mente il boy scout che trascina di peso una vecchina per “aiutarla” ad attraversare una strada che la nonnetta non si sarebbe neanche sognata di volere attraversare: ma doveva fare la buona azione quotidiana.
Andiamo, quindi, avanti con questo sistema di vita e di prevaricazione. Oggi bocciamo il Presepe, domani l’uovo di Pasqua, poi aboliamo i canti Natalizi e, da ultimo, la festa della mamma.
Se dicessi di essere stufo sarei denunciabile? Vabbè, portatemi le arance in cella ogni tanto (le sigarette no perché ho smesso).
Ma la rassegnazione si avvicina minacciosa; siamo un paese dove nella pagina dedicata alla cultura sui magazine e sulle agenzie principali troviamo le interviste di X-Factor (si scrive così?) o, peggio, gli idioti delle varie isole sparse nel mondo della deficienza intellettiva (non solo di chi partecipa).
Siamo un paese dove si fotografa Luxuria che utilizza un gabinetto per uomini perché è intesa come libertà di informazione e non, com’è, marciume mentale di entrambe le parti.
Capisco che ci giochiamo, forse, una fetta di visitatori dicendo quello che si pensa veramente, ma tant’è, siamo fatti così e accettiamo il rischio. Spero, speriamo che qualche apprezzamento ci sia.

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